ADHD: i benefici dell'esercizio fisico e dello sport. Cos’è l’ADHD e come affrontarlo - Parte 1

La sigla ADHD è l’abbreviazione di “Attention Deficit Hyperactivity Disorder” che tradotto
in italiano sta per: Disturbo dell’ Attenzione e Deficit di Iperattività.
Questo disturbo si può manifestare già a partire nel periodo prescolare dai 3 ai 6
anni e può assumere maggior evidenza durante i primi anni di scolarizzazione.
Recenti ricerche scientifiche sostengono che l’ADHD si tratti di un disturbo del
neurosviluppo di tipo evolutivo, in quanto coinvolge buona parte dell’arco di vita fino ad
arrivare, in alcuni casi, alla vita adulta.
In base al DSM-5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, edizione del
2014) le caratteristiche fondamentali dell’ADHD includono non solo la disattenzione e
l’iperattività, ma anche l’impulsività. I bambini che rientrano all’interno di questa
condizione, in generale, presentano difficoltà nel portare a termine un compito o nel
comprenderne la consegna, non perseverano, risultano per lo più essere disorganizzati nel
pensiero e nel comportamento e faticano a mantenere costante l’attenzione su ciò che
stanno facendo.
Sono caratterizzati da un'eccessiva ed attivazione motoria inappropriata rispetto al
contesto o alle circostanze, che li porta spesso a faticare nello stare seduti o nel restare
fermi in momenti in cui ci si aspetta che lo siano, non è così raro vederli dimenarsi o
tamburellare con le mani o con le gambe. Sono bambini loquaci, che svolgono azioni
affrettate che avvengono all’istante, senza un pensiero premeditato che le guida e che a
volte costituiscono un elevato potenziale di pericolo (ad esempio capita che possano
attraversare la strada senza guardare o giocare con modalità impulsive) senza rendersi
conto che potrebbero recare danno non solo a loro stessi, ma anche agli altri bambini con i
quali stanno giocando.
La loro impulsività potrebbe riflettere un desiderio di immediata ricompensa o una
loro difficoltà (o anche incapacità) nel riuscire a ritardare una gratificazione. Possono
risultare invadenti ed incapaci di rispettare i confini e le norme dei rapporti sociali, ad
esempio interrompendo i dialoghi degli altri o prendendo decisioni importanti velocemente
senza tenere conto delle conseguenze. Fanno fatica a concentrarsi sui particolari (sono
facilmente distraibili dagli stimoli esterni), a prestare ascolto, perdono oggetti anche
importanti e “sparano” le risposte ancor prima che gli vengano finite le domande.
In ambito clinico e terapeutico si usa la parola “disturbo” perché questa condizione
incide negativamente sulla vita del soggetto in tutte le sue dimensioni (relazionali, sociali,
personali ed interpersonali) e nello svolgimento della sue attività quotidiane, riducendone
la qualità fino ad arrivare in alcuni casi anche ad invalidarne gli aspetti fondamentali.
Le difficoltà si possono riscontrare presto all’interno dei principali ambiti di vita del
bambino, a partire da quello del nucleo domestico-familiare, per poi estendersi a quello
scolastico e del gruppo dei pari, che siano compagni di classe o di gioco. L’ADHD di norma
è prevalente nei i bambini appartenenti al sesso maschile, durante l’infanzia infatti il
rapporto è di 2 a 1 rispetto alle femmine, per poi aumentare nell’arco di vita e passare, dopo
l’adolescenza ad un rapporto di 5 a 1.

Dr.essa Lorenza Cantoni

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